Dopo tre anni di lavoro, di entusiami, crisi e ripensamenti, la prima stesura del mio nuovo romanzo  è terminata. Titolo, ancora provvisorio: “La grande festa”.
In attesa della valutazione degli addetti ai lavori (ma qualcuno del mestiere ha già detto la sua – e ci ha fatto molto piacere) i primi due capitoli e qualche inserto.

-

bozza copertina

-

Un regista di b-movies “in bolletta”, sbeffeggiato dalla moglie e dal figlio che lo considerano un fallito, decide di sequestrare il suo produttore, un nano tirchio e saccente che intralcia in tutti i modi le riprese del suo film. Ma il piano va presto a rotoli e in rocambolesco rovesciamento di ruoli si troverà egli stesso prigioniero nel bel mezzo della più grande festa che sia mai stata data.

La grande festa è una spassosa commedia, provocatoria e ricca di colpidi scena, un ritratto pop e grottesco della nostra società sempre più bulimica e congestionata.

-

***
-
Prefazione di Michelle Guillarme

Tutto quanto è raccontato in questo libretto, per quanto assurdo possa sembrare (ma forse sarebbe meglio dire – poco probabile viste e considerate le nostre conoscenze attuali), è realmente accaduto.
Io ho personalmente conosciuto i principali attori di questa storia, seppure in momenti diversi, e mi sono trovato nel bel mezzo di tutto questo casino, da un punto di vista – diciamo – particolare. (D’altronde la storia ci chiede, se non altro, una passiva partecipazione).
Su istanza dell’editore sono stato costretto a cambiare diversi nomi (“per evitare possibili noie legali” – hanno detto). Mi hanno poi chiesto (suggerito – direbbero loro) di “colorire” un po’ il tutto per renderlo “maggiormente digestibile al lettore”.
- Certe cose poi sarebbe meglio dirle tra le righe – ha aggiunto inoltre un capoccia.
- Quali? – ho fatto io.
- Lo sa bene..
- Mhm..
- Non le sto dicendo di non parlarne. Ma potrebbe usare delle forme diverse. Più vincenti.
Ha detto proprio così: più vincenti. Da lì in poi è seguito un pippone sull’arte, passando da Guernica alla Fattoria degli animali, da Pinocchio all’Ultima cena, e che si è concluso con la memorabile frase: – In fondo non siamo altro che pezzi di stelle che contemplano pezzi di stelle, non crede?
(Devo riconoscere che ci sapeva fare, a intortarti a dovere).
Comunque.
Dopo un lungo tira e molla e mesi e mesi di lavoro è venuto fuori questo strano libretto.
Spero, se non altro, che non vi annoierà.
Sono convinto che questa faccenda – che ora viene presentata in una forma “digestibile e colorata” – non si chiuderà qui. Di quanto accadde quella notte di febbraio, degli eventi che l’hanno preceduta, i principali giornali di questo paese hanno finora taciuto, o quasi (strano?). Erano troppo presi con i turpiloqui dei politici (o forse c’è dell’altro?)
Il tema d’altronde è scottante.
L’opinione che mi sono fatto in merito, è che la situazione sia degenerata per incomprensione e pressapochismo. Ma forse è inutile parlarne adesso.
I tempi, come sapete, sono difficili.
E queste sono tutte le parole che mi sono state concesse.
-
Michel Guillarme
-
***
-

-

***

-

[..] Vede mio caro amico, il vero dramma è che non abbiamo più una storia comune in cui credere davvero. Viviamo come sospesi, in un mondo senza più memoria ne futuro. Ben lontani da quegli inni sessantottini che invocavano la fantasia al potere, abbiamo affidato il nostro destino a quelli che potremmo definire dei tecnici del capitale, uomini in grigio, senza volto, che dominano ormai la nostra società – ma mi azzarderei a dire, me lo conceda, perfino il controllo della realtà percepita dalle coscienze individuali. La colpa certamente è anche nostra, di noi artisti, intellettuali, che abbiamo lasciato scadere il nostro “mandato sociale” senza una vera lotta, adeguandoci a questo ruolo di contorno che a volte assume tratti perfino folcloristici. Il nostro sistema di sviluppo è ormai insostenibile, e davanti a questa crisi economica, ambientale, spirituale di cui tutti ormai sono consapevoli, siamo come paralizzati, in quanto vittime e carnefici allo stesso tempo. Ecco che allora un certo catastrofismo si insinua nelle nostre fantasie, un campanello d’allarme certo, ma anche un pericoloso alibi per non muoverci, per non cercare una via di uscita ai nostri vizi, alle nostre dannose e sciagurate abitudini. Occorrerebbe una rinascita, che non può essere che di pensiero – ma ahimè, in questo mercato delle connessioni, del brusio perenne, del flusso continuo di dati che abbiamo creato, sembra mancarne il presupposto principale: il silenzio. Bandito nelle nostre società – come spiego ampiamente nel mio libro Elogio al silenzio – per renderci sempre più poveri, sempre più schiavi, facili prede di ingordi trafficanti e delle loro ludiche trovate. Ma la sto annoiando?

-

***-

-

-

-> Scarica i primi due capitoli

Ispirato al Diario di guerra di un soldato contadino di Ottavio Calonaci, lo spettacolo teatrale che getta nuova luce su una delle pagine più drammatiche e controverse dell’Italia durante la seconda guerra mondiale.

-

-

E’ l’otto settembre 1943. Il soldato Calonaci si trova di guardia a dei mortai – arruolato nel 121° reggimento fanteria di stazza in Croazia – quando l’amico Cecchetti gli comunica che Badoglio ha firmato l’armistizio. I due soldati si abbracciano, sparano per l’euforia, sono convinti che la guerra sia finalmente finita. Inizia invece una delle pagine più buie per l’Italia. Il loro reggimento, lasciato senza ordini, rientra a Fiume, dove il comando era passato al generale Gambara, deciso a collaborare con i tedeschi. Trattati come disertori per aver abbandonato l’avamposto, i due soldati, assieme agli amici Mariotti e Giani, si trovano a decidere se riprendere le armi e combattere assieme ai tedeschi o venire deportati nei campi di lavoro del Terzo Reich. Inizia per loro un lungo viaggio, fatto di miseria e violenze, ma anche di solidarietà e amore, dentro le viscere della guerra.

Il spettacolo teatrale è stato portato in scena dall’associazione culturale Amaltea. La prima Nazionale è avvenuta al teatro Niccolini di San Casciano il 29 gennaio 2013.

Drammaturgia: Stefano Emanuele Ferrari – Regia: Dimitri Frosali – Ideatore del progetto e aiuto regista: Filippo Niccolini.

In questo carrozzone politico che sfila per le televisioni d’Italia, la star è sempre lui: il cavaliere Fulvio Lombardoni.
Pifferaio magico, incantatore di serpenti, domatore di leoni, mangiafuoco, trapezista, giocoliere – il grande artista circense, dopo aver annunciato il ritiro dalla scena, a furore di popolo è finalmente tornato, per la gioia di grandi e piccini.
In grande spolvero è apparso ieri sera nella arena più spettacolare della televisione italiana, dando sfoggio delle sue abilità che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.
Annunciato da mille squilli di tromba, non ha deluso i suoi ammiratori, fronteggiando brillantemente tutti i rischi del mestiere.
Il gran cerimoniere Santini, raggiunto a fine serata, si dichiara soddisfatto per lo spettacolo. “E’ stato un onore averlo nel nostro circo. E’ da anni che lo aspettavamo a braccia aperte. In fondo, gli siamo tutti debitori.“ dice ai nostri microfoni. “Avevamo preparato tutto nei minimi dettagli, dalla scaletta agli attori da contraltare. Non poteva che essere un successo.”
Soddisfatto anche l’impresario, che spera di replicare lo l’evento visti gli incassi portentosi che ha portato.
“In un periodo di crisi come questo, la gente sente la necessità di intrattenimento, di spettacolo di qualità” dice ai nostri microfoni. “Speriamo di poter proseguire anche dopo le elezioni. Personalmente mi ritengo molto fiducioso”

-

Il pezzo è stato pubblicato (con il titolo “Cronaca inventata ma non troppo“) sul quotidiano “La Provincia” del 15 – gennaio 2013 – nella pagina riservata agli editoriali.

Dopo mesi di discussioni e dibattiti, dopo aver visionato innumerevoli grafiche, la nuova copertina di Dove danzano gli angeli è stata finalmente trovata: la scelta (rivelatasi piuttosto difficile) è caduta sulla foto “Be silent” di Anna Morosini.

Un ringraziamento di cuore a tutti i creativi che hanno partecipato all’iniziativa La nuova copertina la puoi decidere tu inviando i propri lavori e condividendo le proprie idee.

Il romanzo, ripubblicato dalla casa editrice TG Book,  è attualmente in stampa. Potrà essere ordinato in tutte le librerie e nei portali dedicati all’editoria  nel giro di un paio di settimane.

-

-> Vai alla pagina dedicata all’iniziativa

Il mio romanzo Dove danzano gli angeli verrà presto ripubblicato con una nuova casa editrice (con un nuovo codice isbn).

Nonostante il buon successo della pubblicazione (il libro è in 3° ristampa e ha ottenuto ottime recensioni) ho deciso di non prolungare ulteriormente il contratto con la Albatros il Filo (che scade il 31 dicembre di quest’anno), orientandomi su una piccola realtà editoriale per i numerosi vantaggi che mi offre. Uno di questi vantaggi è  l’assoluta libertà di scegliere il formato e la grafica del libro.

Vorrei rinnovare innanzitutto la copertina: trovare un’immagine più fresca, più di impatto di quella attuale. E cerco qualcuno che possa aiutarmi.

La persona che riuscirà a propormi un’immagine convincente per la copertina del romanzo (un’immagine che convinca il sottoscritto), oltre ai crediti nel libro, riceverà la somma simbolica di centottanta euro (in controvalore di libri).

Inoltre: se l’immagine che mi è stata proposta (e che ho ritenuto convincente) appartenesse alla persona in questione, valuteremo altra retribuzione per i diritti (anticipò già che non posso permettermi grandi somme).

Inoltre: se la persona che mi ha proposta l’immagine decidesse (vista la sua vocazione professionale) di lavorare all’intera grafica di copertina, valuteremo altra retribuzione.

Non è chiaramente un concorso: non c’è un notaio e potrebbe anche non esserci un vincitore (se nessuna proposta che ricevo mi convince, l’immagine in copertina rimane quella che è – la foto è stata scattata dal sottoscritto).

Non è comunque una trovata per farsi pubblicità (per quanto è inevitabile che qualsiasi annuncio sia una vetrina per chi lo propone).

Qui di seguito il pdf del romanzo da scaricare gratuitamente.

-> scarica il pdf del romanzo (114 pagine A4)

A seguito delle numerose email ricevute, è stata aperta una pagina dedicata all’iniziativa. Se siete interessati all’iniziativa Vi invito a leggerla. Trovate un approfondimento su quanto qui pubblicato, e tutta una serie di riflessioni, note, contributi.

-> vai alla pagina dedicata

Ringrazio già da ora tutti i coloro che decideranno di dedicarmi un po’ del loro tempo. E chissà mai che possano nascere collaborazioni future.

Steve Jobs è stato  veramente un genio visionario? O era semplicemente un creativo, un abile stratega di marketing che ha saputo cavalcare come nessun altro la rivoluzione tecnologica di questi anni? Ha veramente contribuito ad un mondo migliore?

Perché quando una cosa è di tutti quella cosa perde valore, il vero progresso, la grande abbuffata, qualcosa sta cambiando, la grande sfida del domani: tutto quello che forse non avete ancora letto.

-> scarica il pdf dell’articolo*

*L’articolo è stato scritto per una rivista pochi giorni dopo la morte di Steve Jobs. Qui lo ritrovate  in una nuova veste grafica.

Sono tornato dalle vacanze (o per la precisione: lavoro all’estero retribuito, un lusso ormai, come le vacanze).
Ho un nuovo progetto (sono di nuovo incinto).
E ho cambiato foto (la foto di presentazione del sito, quella che avete incontrato entrando).

Del nuovo progetto non ho ancora voglia di parlarne.
Se invece ho cambiato la foto un motivo c’è. Io non sono uno che cambia la foto del profilo di facebook ogni giorno (sono piuttosto pigro). E qui non ci troviamo sul mio profilo di facebook (dove sono un semplice spettatore poco convinto). Qui ci troviamo a casa mia. E cambiando la foto di apertura è come se avessi voluto cambiarne l’arredamento, in un certo senso. Ho spostato un quadro, diciamo. Il primo quadro che incontravate aprendo la porta. Non è qualcosa di poco.

Scegliere una foto che ci rappresenti è sempre dura. E’ dura perché molto spesso non abbiamo a disposizione la foto che vorremmo. Ma è dura soprattutto per un altro motivo, perché ci costringe a dibatterci su due punti:
1) Su quanto quella foto si avvicina all’immagine che abbiamo di noi stessi
2) Su quanto quella foto si avvicina all’immagine di noi stessi che vogliamo dare agli altri.

Oggi ho deciso di cambiare la foto del mio sito. Forse è solo voglia di cambiamento. E Forse la colpa è del nuovo progetto. Fatto sta che la foto di prima era diventata vecchia all’improvviso (poi magari un giorno ritorna giovane all’improvviso).
La nuova foto è stata scattata durante la (ri)presentazione del mio romanzo Dove danzano gli angeli al Le Trottoir di Milano (sono assieme al mio padrino, Andrea Pinketts). E’ una foto un po’ sgranata ma che mi piace particolarmente. Perché è molto calda. La foto di prima invece era più pulita ma più fredda, più distaccata. Adesso magari vi è salita la curiosità, volete vederla. Ma non lo farò (per il momento). Se no poi magari mi dite che la preferite a questa, mettendomi in crisi.

Raymond Carver è uno scrittore che ha stile. Che quando scrive non mette barriere. Parla a tutti, nella maniera più semplice possibile. Ma lo stile è qualcosa che va oltre lo scrivere. È qualcosa che riguarda la persona, prima di tutto. Il suo stare al mondo, il suo rapportarsi con gli altri. Per intenderci: un giorno, mentre teneva una lezione all’università «un suo alunno presentò una forte protesta: “Questo corso si chiama “Teoria e forma del racconto”, ma non facciamo altro che sedere qui e parlare di libri che leggiamo. Che fine hanno fatto la forma e la teoria?” Carver fece una faccia serissima. Annuì e diede una tirata disperata alla sigaretta. “Beh, ottima domanda” disse. Poi, dopo una lunga pausa, aggiunse. “Direi che la cosa più importante è che qui si leggano e si discutano dei buoni libri… Poi ognuno si forma la propria teoria”»
Questo è Raymond Carver, e questo divertente aneddoto è preso da un libro – Il mestiere di scrivere – pubblicato dai tipi di Einaudi, una raccolta di saggi, articoli, discorsi tenuti da questo grande scrittore e poeta americano considerato il maestro del racconto breve [..]

-> Leggi l’articolo pubblicato su Idraonline

Chirurgia estetica sì, chirurgia estetica no? E’ un sabato piovoso di febbraio quando mi trovo a discuterne con due ragazze nel gazebo dove ci troviamo a lavorare. Si chiacchiera di personaggi televisivi, attrici, bellezze del passato, quando dico: questa moda di rifarsi il seno è terribile. Mi sento rispondere: “Se una donna si sente meglio con un seno un po’ più grande, che male c’è?” “Una è libera di fare quello che vuole” rispondo io “ma per me una donna che ricorre alla chirurgia estetica per motivi puramente estetici, per seguire i dettati della moda, è una donna che manca di personalità.”
Loro storcono il naso e allora provo a spiegarmi meglio[..]  -> leggi l’articolo su idraonline – sezione varia

Christian F, Noi i ragazzi dello zoo di Berlino è un libro che ho letto poco più che diciottenne e che ho continuato a portarmi nel cuore. American Psyco di Bret Eston Ellis è invece la mia ultima lettura.

Sul numero di questo mese di Idra, potete trovare la recensione ai due libri. E forse qualcos’altro.

-> leggi la recensione di “Christian F., Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”

-> leggi la recensione di “American Psycho”